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Milano

Crolli dei capannoni: non basta la norma locale

Intervista di Quotidiano Immobiliare a Piterà e Colombo di JLL Industrial & Logistics


La tragedia del terremoto rende non semplice affrontare con equilibrio e senza esser tacciati di speculazione un argomento delicato come quello della stabilità dei capannoni industriali crollati nei due sisma recenti con epicentro in Emilia. Infatti se pochi si sono stupiti del crollo di chiese, monasteri e palazzi d’epoca, molti di noi hanno dimostrato perlomeno stupore di fronte al crollo dei magazzini e dei capannoni che, in buona fede, consideravamo più “solidi”. E quindi in questi giorni i quotidiani sono pieni zeppi di inchieste sui fabbricati e di pareri di esperti nel settore.
 
Visto che il settore è presidiato da non pochi operatori del real estate con cui siamo direttamente in contatto abbiamo voluto cercare di capire qualcosa in modo diretto senza intermediari. Soprattutto per capire se si tratta di una caccia alle streghe dettata dalla rabbia del momento e se ci sono pericoli imminenti anche in altre aree d’Italia.
 
Jones Lang LaSalle con il suo team che segue l’industriale ha diversi clienti in zona. “La poca prevedibilità del fenomeno cosi come la grande quantità di danni hanno generato commenti di più disparate origini e contenuti", ci dice Marco Colombo di Jones Lang LaSalle. "In questo momento è troppo semplice indicare il mancato rispetto di norme e regolamentazioni (sia locali che nazionali) come la principale causa di crolli e cedimenti. Secondo il provvedimento legislativo del 2003, i comuni italiani sono stati classificati in 4 categorie principali, in base al loro rischio sismico, calcolato in base al PGA (Peak Ground Acceleration, ovvero picco di accelerazione al suolo) e per frequenza ed intensità degli eventi. La classificazione dei comuni è in continuo aggiornamento man mano che vengono effettuati nuovi studi in un determinato territorio, venendo aggiornata per ogni comune dalla regione di appartenenza. In fase di progettazione e costruzione ( di qualsiasi tipo di edificio – civile, terziario, ecc ) bisogna obbligatoriamente tenere conto di tale classificazione che vincola e determina non solo i dimensionamenti delle strutture, ma anche i materiali e le dimensioni. Gli edifici industriali ( opifici e magazzini) sono costituiti da elementi prefabbricati e come tali hanno una buona capacità di assorbimento di sollecitazioni verticali, mentre risultano più sensibili a forze trasversali ed oscillatorie. Non dobbiamo dunque solo accusare l’eventuale l’inadeguatezza di fabbricati costruiti nei decenni scorsi,non basta la norma locale sicuramente rispondenti alle norme dell’epoca, ma anche considerare l’eccezionale violenza del sisma che messo in crisi e distrutto anche strutture più moderne e rispondenti a normative più stringenti."
 
“La qualità edificatoria degli immobili influisce direttamente sul rischio, tanto è vero che molti capannoni nuovi sono rimasti in piedi, a differenza di quelli più vetusti, e quelli realizzati dai grandi Developer Internazionali (ad es. Goodman e Panattoni) vicino alle zone colpite sono quasi completamente intatti, a parte qualche finestra danneggiata o qualche danno assolutamente minore. E’ molto probabile che i capannoni crollati fossero assolutamente in regola con la normativa edilizia”, afferma Roberto Piterà, Responsabile del comparto logistico e industriale di Jones Lang LaSalle. “Tra l’altro la normativa italiana in materia è particolarmente severa rispetto ad altre nazioni. Data l’eccezionalità dell’evento, si deve a mio avviso intervenire immediatamente per modificare le norme e forzare il settore alla ricerca di una qualità non sempre garantita, a causa spesso della ricerca del risparmio”.
 
Non esistono standard di costruzioni più globali o europei? “Come detto – aggiunge Piterà – la normativa italiana è stringente e molto severa ma bisogna vedere il grado sismico della zona dove si costruisce. In realtà i grandi sviluppatori internazionali hanno la grande flessibilità di replicare esperienze virtuose, derivanti da paesi ad altissimo rischio e declinarle a livello nazionale, andando a superare le condizioni richieste dalle normative locali (a volte non più rispondenti al nuovo e reale rischio sismico)”. Certamente possiamo dire che un evento sismico di portata pari a quello dell’Emilia creerebbe grossissimi problemi anche in altre regioni ma non è automatico che i capannoni crollati non fossero a norma, anzi. Il problema ora è mettere a norma, aggiornata, quanto rimasto operativo e adottare nuovi standard (magari internazionali) per i nuovi prodotti che andranno sul mercato. Senza voler sfruttare situazioni così tragiche o fare allarmismo ingiustificato.
 
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